La sera di sabato 26 luglio 2008 al rifugio Giussani (vedi escursione sulle Tofane), abbiamo concluso i canti alpini con "Signore delle cime", che abbiamo dedicato all'alpinista altoatesino Karl Unterkircher, morto pochi giorni prima sul Nanga Parbat.
Prima di affrontare la sua ultima ascesa, aveva scritto la frase che uno dei partecipanti ci ha segnalato e che vi inoltro. Ci ha colpito la coscienza della vita come "Mistero" e come "chiamata", perciò irriducibile al falso ideale del quieto vivere.

"... Siamo qui per una "missione" ... quella parete ... quel seracco a metà parete non mi esce dalla testa. Sono sdraiato nella mia tenda. cerco di addormentarmi, ma la mia mente è confusa da tante domande. I miei pensieri vanno sempre al Nanga Parbat, alla parete Rakhiot. le scariche di ghiaccio mi procurano paura. La responsabilità mi procura ansia, pensando frequentemente a casa, ai miei cari. Siamo nati e un giorno moriremo. In mezzo c'è la vita. Io la chiamo il mistero, del quale nessuno di noi ha la chiave. Siamo nelle mani di Dio: se ci chiama dobbiamo andare. Sono cosciente che l'opinione pubblica non è del mio parere, poiché se veramente non dovessimo più ritornare, sarebbero in tanti a dire: "Cosa sono andati a cercare là? Ma chi glielo ha fatto fare?". Una sola cosa è certa, chi non vive la montagna, non lo saprà mai! La montagna chiama!"