Acquacheta 6 aprile 2008
Sulle tracce di Dante…….
Da San Benedetto in alpe alle cascate dell’Acquacheta
- Domenica 6 aprile 2008 -
“Come quel fiume c’ha proprio cammino/ Prima da Monte Viso ‘nver’ levante,/ da la sinistra costa d’Appennino,/ che si chiama Acquacheta suso, avante/ che si divalli giù nel basso letto,/ e a Forlì di quel nome è vacante,/rimbomba la sovra San Benedetto/ de l’Alpe per cadere ad una scesa/ ove dovea per mille esser recetto;/così, giù d’una ripa discoscesa,/ trovammo risonar quell’acqua tinta,/ sì che ‘n poc’ora avria l’orecchia offesa.”
(Inf. Canto XV)
Scarica il programma dell'escursione
Descrizione dell’escursione
Il percorso parte da S. Benedetto in Alpe (m. 500) e risale il torrente toccando prima il rudere di Ca’ del Rospo poi il Molino dei Romiti (m. 638), che riporta ancora evidenti i segni dell’attività che svolgeva, fino a giungere alle cascate in circa due ore.
Dopo aver ammirato e ascoltato il balzo dell’acqua, si sale al piano dei Romiti (m. 730), con i resti probabili di un eremo o di una abbazia benedettina, con sosta per il pranzo al sacco. Da qui inizia il percorso di ritorno lungo il sentiero che percorre il crinale, raggiungendo l’altitudine massima di tutto l’anello a Monte di Londa (m. 955).
Note tecniche
- Il percorso non presenta difficoltà particolari ma la lunghezza lo rende sconsigliabile a bambini di età inferiore ai 10 anni.
- Dislivello in salita e in discesa c.a. m. 450; durata c.a. ore 5,00
- Abbigliamento: è obbligatorio l’uso degli scarponi da montagna, con suola scolpita; di felpa pesante e giacca invernale impermeabile. In presenza di neve o fango, possono rivelarsi utili le ghette.
Scheda
Dante, nella sua discesa nell'Inferno, arriva sull'orlo del settimo cerchio, separato dall'ottavo da un grande salto roccioso da cui scende, formando una rumorosa cascata, il Flegetonte, uno dei fiumi infernali. Per rendere più chiara l'immagine che a lui si presenta il poeta ricorre ad una similitudine, paragonando il salto e il rumore delle cascate del Flegetonte a quelle dell'Acquacheta, importante corso d'acqua romagnolo affluente del Fiume Montone. Infatti il torrente, che nasce sull'Appennino nei pressi del Monte Levane, poco prima di passare per S.Benedetto in Alpe precipita in modo spettacolare da un alto salto di arenaria, dividendosi in mille, rumorosi rivoli.
Qui l'acqua (nella stagione invernale e primaverile) forma una bellissima cascata di circa 70 metri che lascia il visitatore col fiato sospeso, come fu per il ravennate San Romualdo che nell'anno 986 vi fondò l'eremo dell'abbazia benedettina di San Benedetto, come lo fu per Dante che qui vi rimase esule, probabilmente intorno al 1302, iniziando proprio qui, secondo alcuni critici, la stesura della Divina Commedia, come lo fu per il Boccaccio che vi si recò per commentare l'Inferno di Dante.
Oggi la cascata, così cara al Sommo Poeta, è inserita nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi - Monte Falterona e Campigna di cui rappresenta uno degli elementi naturali più celebri e grandiosi. Qui l'erosione idrica, inoltre, spesso mette in luce i potenti strati di arenaria che costituiscono l'ossatura dell'Appennino Romagnolo, creando scalinate naturali o spettacolari salti di roccia su cui saltellano o precipitano i torrenti.
Il Comune di Portico di Romagna - S. Benedetto in Alpe ha ottenuto nel 2005 la bandiera arancione, il marchio di qualità turistico – ambientale con cui il Touring Club Italiano premia i piccoli centri che eccellono per ricchezze storico-artistiche, ambientali, enogastronomiche, etc.
Situato lungo la Strada Statale 67, a 35 chilometri da Forlì e a 75 da Firenze, il territorio comunale comprende le tre località di Portico, Bocconi e San Benedetto in Alpe, ultimo avamposto romagnolo prima del passo del Muraglione, che segna il confine con la Toscana.
Se l’origine del nome fa pensare ad una fondazione di epoca romana (“porticum” indica un luogo di mercato), le prime concrete testimonianze storiche si riferiscono al Medioevo, quando il paese venne munito di un castello fortificato. Soggetta tra i secoli XII e XIII alla famiglia dei Conti Guidi, che esercitarono il loro potere per lungo periodo sui territori della Romagna appenninica, Portico fu successivamente contesa dai Visconti di Milano e da Firenze, che ebbe infine la meglio: dal 1386 al 1499 il piccolo borgo dell’Appennino fu il primo capoluogo della Romagna toscana, sede del “Capitanato della provincia fiorentina nel versante romagnolo”. Fra i capitani del popolo che esercitarono qui la rappresentanza del governo fiorentino va citato il novelliere toscano Franco Sacchetti.
Anticamente nota come S. Benedetto in Biforco, la località di S. Benedetto in Alpe sorge a circa 12 chilometri da Portico in territorio montuoso, alla confluenza dei corsi d’acqua Acquacheta, Rio Destro e Troncalosso, che danno origine al fiume Montone. L’abitato nacque intorno all’abbazia fondata, secondo la tradizione, dallo stesso S. Benedetto: nell’eremo dell’abbazia, che sembra sorgesse in prossimità della cascata dell’Acquacheta, sostò intorno all’anno 1000 S. Romualdo e, successivamente, Dante Alighieri.
Il distretto di Portico e San Benedetto, come tutti i Comuni del versante romagnolo dell’Appennino, rimase sotto il controllo amministrativo della Toscana fino al 1923, anno in cui un intervento di Benito Mussolini decretò l’annessione di questi territori alla Provincia di Forlì.
Ultimo aggiornamento ( Domenica 01 Novembre 2009 10:21 )


