COMUNICATO STAMPA  Associazioni ambientaliste riminesi

 per conclusione indagini su uccisione lupo ad Ospedaletto

ANPANA Rimini, dnA Rimini, Fondazione Cetacea, Italia Nostra, L'Umana Dimora e WWF Rimini

 

 

     La conclusione delle indagini sulla uccisione di un lupo nel novembre scorso ad Ospedaletto, comunicate ieri dai Carabinieri Forestali di Rimini, confermano la barbarie e la ferocia inaudita già rivelate dall’episodio: il giovane esemplare di lupo è stato prima attirato ed avvelenato con un’esca al topicida, in modo da ridurne le forze e la capacità di reazione e di fuga, preso in una tagliola e bloccato con un forcone infilato nel corpo, e infine massacrato con colpi inferti con estrema violenza sul cranio fino a spappolarlo…L’esposizione della carcassa dell’animale così sanguinante alla pensilina del  Tram, alla vista di passanti e studenti, ha completato il “capolavoro” di questi magnifici esemplari di sotto-umanità

     Grazie all'opera meticolosa ed encomiabile degli investigatori – a cui va tutto il plauso delle associazioni -  è stato possibile risalire in modo inequivocabile agli autori del gesto criminale ed intimidatorio.

     Ciò è avvenuto attraverso l'incrocio di una serie di dati, tutti riconducibili al padre del titolare di un’azienda agricola locale e ad un suo collaboratore.

     Nell'esprimere soddisfazione per il risultato raggiunto, i militari hanno evidenziato come sia questo il primo caso in Italia in cui si giunge all'identificazione e deferimento all'Autorità Giudiziaria dei responsabili dell'uccisione di un lupo, con successiva pubblica esposizione del cadavere.

Al reato di maltrattamento, cattura, uccisione e furto aggravato di esemplare di specie particolarmente protetta, si aggiungono - nel caso specifico - anche l'avvenuta constatazione, all'interno dell'azienda, di altre forme di maltrattamento a carico di animali, verificatesi a seguito di macellazione clandestina avvenuta con modalità improprie, oltre ad altri reati ambientali come il mancato smaltimento di rifiuti e l’abbandono nei campi di carcasse di pecore, oltretutto formidabili richiami per i lupi.

Trattandosi di azienda agrituristica che alleva ovini, gli inquirenti hanno ipotizzato che movente del delitto possa essere la volontà di "vendicarsi facendosi giustizia da sè a fronte di predazioni subite in precedenza da parte di lupi".

        Questo aspetto va in particolare sottolineato: l’azienda si è altre volte lamentata per attacchi di lupi. Bene, ora risulta che anziché mettere in atto forme e mezzi di prevenzione e dissuasione, come disposto dalla legge, era abituata ad abbandonare all’aperto carcasse e resti vari di animali morti o macellati, che quindi inevitabilmente attiravano i predatori (lupi, volpi, faine…) dall’entroterra appenninico, e in cambio era solita evidentemente rilasciare esche avvelenate, come le analisi sul lupo hanno evidenziato. E questo è già un altro reato…  Si possono a monte di tutto ciò avanzare richieste di risarcimento danni, lamentando che gli stessi tardino a venire?

Noi teniamo a ribadire che una mentalità tanto retrograda non ha alcun diritto di cittadinanza in questa come in altre terre civili e che le manifestazioni di ferocia premeditata e spietata, meticolosamente e furiosamente perseguita nei confronti dell'animale, non sono classificabili quali espressione di "disagio", come qualcuno ha voluto motivare all'epoca dei fatti. No, sono piuttosto espressione di inciviltà, incultura, insensibilità e disprezzo per la natura e l'ambiente, ma anche per i valori di civiltà che ci dovrebbero caratterizzare. E anche chi prova a darne spiegazioni, che suonano come una giustificazione, è alla fine altrettanto colpevole di chi sa e fa finta di non vedere

      Abbiamo più volte motivato la nostra difesa del lupo in quanto presenza indicativa dello stato di salute di un territorio, da valutarsi nella sua complessità, ed anche redditività, sotto il profilo ecosistemico, non solo aziendale.

      E con ciò non intendendo contrapporci alle legittime richieste  avanzate dagli allevatori a tutela della loro attività, ma sempre sostenendo che  la via maestra da seguire, a questo scopo, è tracciata in modo inequivocabile dalle vigenti norme nazionali e regionali: indennizzi per le predazioni accertate, accesso ai contributi stanziati annualmente dalla Regione per dotarsi dei necessari deterrenti (ricoveri attrezzati, reti elettrificate, dissuasori acustici e  cani da guardiania) e reale uso degli stessi.

 Anche prevedendo un auspicabile snellimento dell'iter burocratico negli adempimenti per le piccole aziende.

      Per tutto questo, come già preannunciato nel novembre scorso, le nostre Associazioni  valuteranno se costituirsi Parte Civile nel processo che seguirà alle indagini, ed alcune come ANPANA Rimini e WWF Rimini  hanno già deciso di farlo.

      Lo faremo nella speranza che giustizia sia fatta secondo quanto prescritto dalla legge e che la sentenza valga come monito per quanti, sull'intero territorio nazionale, non vogliono ancora capire che la convivenza con la natura non può passare attraverso l'accettazione di atti barbarie come quello di Ospedaletto.

 

Le Associazioni Ambientaliste di Rimini

ANPANA Rimini, dnA Rimini, Fondazione Cetacea, Italia Nostra, L'Umana Dimora, WWF Rimini